The magic of “Feeling”

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The magic of “Feeling”

Kids need to be happy, they do not have to make their parents happy. A happy child will be an adult who can make the world a better place.

Usually, we tend to talk to children as if we were in front of an incomplete adult since we can feel inadequate to communicate with them, so we use various techniques:

we raise the tone of voice
we use diminutive or obliquely,
we imitate the language of kids
we distort the voice to be more sympathetic or attract attention
all of these infinite attempts are almost always unsuccessful and sadly they only have one result (scientifically proven by our video playback – I believe it has happened to many) we seem stupids.

The only universal language for humans of all ages is “the language of feeling” and even if we think we have unlearned it, if we try to look for it…we manage to find it…somewhere.

Anyone can find it, everyone, really everyone.

Children are graduated in the language of feeling and each of us has been a child and has used the feeling as the only method of communication. So, as you say, if you learn to ride a bicycle you will never unlearn this ability, even in this case the rule is the same.

However, some difficulties can arise. If you have fallen many times on a bike, maybe you will be afraid to try again, but then if you feel you are still able to ride it, you try to increase the speed and you’ll realize that the wind on your face is really pleasant.

If in childhood, the feeling caused us suffering, unpleasant emotions, fears, sorrow, we decided that we did not like that language and so we slowly diverged from feeling and we unconsciously decided that we did not like having that ability so slowly, we forgot it.

If we want to talk to a child with a sincere intent, to communicate: “I’m here for you, though I do not know how I would like to help you”, he understands perfectly and hears us…try to believe. The same thing applies to children of all the ages.

Think about how we feel if they invite us out for a dinner, but people who share the event with us have no interest in us as a person, in what we feel, and in making us feel good. Dinner does not leave us any emotion even if the guests were impeccable from the point of view of galateo.

But if our true friend welcomes us to spend a few moments with him, even for few hours, and we share many things and feelings, time passes without we notice it. We feel listened, welcomed, sincerely understood as persons. It is a completely different story. Isn’t it?

With children, the mechanism is the same. Even if they do not understand each of our words, if we use them to hear them sincerely, they will perfectly understand what we want to communicate.

Then:

let’s use sincerely the language of feeling
let’s put ourselves in the shoes of others
let’s enjoy rediscovering this ancient language.

***

La Magia del Sentire

I bambini devono essere felici, non devono farti felice. Un bambino felice sarà un adulto in grado di rendere il mondo un posto migliore.

Solitamente ci si ritrova a parlare ai bambini come se ci trovassimo di fronte ad un adulto incompleto, quindi, visto che non può capirci e riteniamo che non sia alla nostra altezza utilizziamo varie tecniche che pensiamo ci possano aiutare a farci capire:

alziamo il tono di voce
utilizziamo diminutivi o vezzeggiativi
facciamo versi imitando quelli che secondo noi pronunciano i bimbi che ancora non parlano
distorciamo la voce per risultare più simpatici o attirare l’attenzione
tutti questi infiniti tentativi quasi sempre non risultano efficaci a ciò per cui li abbiamo utilizzati e malauguratamente hanno un unico risultato (scientificamente provato con la ns. riproduzione video – credo sia capitato a molti) sembriamo deficienti.

L’unico linguaggio universale per gli umani di qualsiasi età è quello del sentire e, anche se pensiamo di averlo disimparato, in qualche angolino…se proviamo a cercarlo…lo troviamo.

Chiunque può trovarlo, tutti, davvero tutti.

I bambini sono i laureti del linguaggio del sentire e ognuno di noi è stato bambino e ha avuto come unico metodo di comunicazione il sentire e, come si dice, se impari ad andare in bicicletta non disimparerai mai, anche in questo caso la regola è la stessa.

Forse c’è qualche complicazione:
se sei caduto tante volte in bicicletta magari avrai paura di risalirci, ma poi se provi ti accorgi che sei ancora capace e magari ci provi gusto e magari non avevi mai provato ad aumentare la velocità e il vento in faccia è davvero una bella sensazione.

Se quando eravamo bambini il sentire ci ha causato sofferenze, spiacevoli sensazioni, paure, dolore, abbiamo deciso che quel linguaggio non ci piaceva e quindi ci siamo lentamente discostati dal sentire e abbiamo inconsciamente deciso che non ci piaceva avere quella capacità così pian piano l’abbiamo disimparata.

Se a un bimbo, anche neonato, con intenzione sincera vogliamo comunicare: “sono qui per te, anche se non so come, ma vorrei aiutarti”, lui capisce perfettamente e ci ascolta…provare per credere, la stessa cosa vale anche per i bambini più grandi.

Pensiamo a come ci sentiamo se ci invitano ad una cena, ma le persone che condividono la serata con noi non hanno alcun interesse a noi come persone, a quello che proviamo, a farci stare bene. La cena non ci lascia assolutamente niente anche se gli ospiti sono stati impeccabili dal punto di vista del galateo.

Se invece un nostro vero amico ci accoglie per passare qualche minuto con lui e l’incontro si protrae per qualche ora perchè le cose da condividere sono troppe e il tempo passa senza che ce ne accorgiamo, ci sentiamo ascoltati, accolti, sinceramente graditi come compagnia. Si tratta di tutta un’altra cosa vero?

Con i bambini il meccanismo è lo stesso. Anche se non capiscono ogni nostra parola se usiamo il sentire con sincerità a loro arriva tutto ciò che vogliamo dire.

Quindi:

usiamo il sentire con sincerità
mettiamoci nei panni dell’altro
divertiamoci a riscoprire questo antico linguaggio.

Edited by Orietta Nicoletti

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