Boys don’t cry

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Boys don’t cry

The friendship between boys seems to work better than the one between girls. Is this real or just a stereotype? And if it is really better, what’s the secret of this kind of male synergy?

We use to refer to male friendship with some clichès. For example, they talk less – or rather they do not talk at all (as girl conceive talking: long chatting about heart problems, family problems or stuff), they argue less, also due to the fact that they joke more. They take themselves less seriously, with the result that they’re actually more relaxed. They don’t make tragedies about little problems. They don’t cry.

Possibly, some of this ideals are true in real life, anybody could have experienced that several times. But there’s a particular ingredient that leads us to question the concept of male or female friendship: the most magical connections, even in the case of male friends, are those that do not lack in some kind of “female sensitivity”. This characteristic is linked to a sphere of qualities commonly attributed to women: the ability to open our heart freely, with no fear to be judged by the other person, the ability to listen sincerely, for the real interest in the other person’s issues.

Relationships are a soul question: if we are not intentioned in comprehending the other person, friendship will fade. If we do not esteem the other, the priority of the interaction will become more and more fragile and will disappear soon from our daily to-do list.

The only way to create valuable connections, either for men or women, is staking our real selves: real relationships include arguing, heart-to-heart conversations and sometimes tears. And, dispelling the myth that The Cure sang, real boys cry.

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L’amicizia tra maschi sembra funzionare meglio di quella tra femmine. E’ una realtà o uno stereotipo? E se davvero è migliore, qual è il segreto di questa sinergia al maschile?

Siamo soliti riferirci all’amicizia tra ragazzi attraverso alcuni clichè. Per esempio, riguardo al fatto che parlino meno – o piuttosto che non parlino affatto (secondo quello che le ragazze comunemente intendono con “parlare”: avere lunghe conversazioni sui problemi di cuore, questioni familiari e cose simili), che litighino di meno, anche dal momento che scherzano di più. Si prendono meno sul serio e questo li rende più rilassati. Non fanno tragedie per le inezie. Non piangono.

In qualche caso, alcuni di questi ideali possono trovare riscontro nella realtà, possiamo averli sperimentati personalmente. Ma c’è un particolare ingrediente che ci porta a mettere in discussione il concetto di amicizia di genere: i rapporti più speciali, persino nell’amicizia tra maschi, sono quelli che non mancano di un certo tipo di “sensibilità femminile”. Questa caratteristica è legata a una sfera di qualità comunemente attribuite alle donne: l’abilità di aprirsi liberamente, senza paura di essere giudicati dall’altra persona, quella di ascoltare sinceramente, in nome del reale interesse nelle espressioni dell’altro. 

Le relazioni ci portano a mettere in gioco la nostra anima: se non siamo intenzionati a comprendere l’altro, l’amicizia svanisce. Se non c’è stima, la priorità dell’interazione si sgretolerà e presto non trovarà più posto tra i nostri impegni. 

L’unico modo per creare contatti validi, sia per gli uomini che per le donne, è coinvolgere quelli che davvero siamo: i rapporti veri comprendono litigi, conversazioni a cuore aperto e a volte lacrime. E per sfatare il mito che cantavano i The Cure, i ragazzi veri piangono. 

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